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Van Gogh News

L’alterazione progressiva del giallo cromo in marrone nei quadri di Van Gogh.

E’ di questi giorni la notizia dell’ultimo studio condotto sulle alterazioni delle gradazioni di giallo cromo nei quadri di Van Gogh da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Letizia Monico dell’Università di Perugia e da Koen Janssens dell’Università di Antwerp, in Belgio, che ne riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista Analytical Chemistry.
Secondo questa ricerca il giallo cromo tende a scurirsi se esposto alla luce solare, ma non tutti i quadri che contengono quel colore sono affetti da un tale processo che inoltre  si può sviluppare a velocità anche molto differenti. Per esempio è quello che sta succedendo nella versione dei girasoli esposta nel museo Van Gogh di Amsterdam, ma che non avviene per quella esposta alla National Gallery di Londra.
Mi permetto qui di far rilevare che lo stesso Van Gogh si era già posto il problema proprio nei giorni in cui dipingeva i girasoli.  Nella lettera 527 al fratello Theo dell’agosto 1888 scrive:”….Vorresti chiedere a Tasset la sua opinione sul problema seguente.A me sembra che più un colore è mescolato finemente,meglio viene saturato dal’olio….”. Era convinto che i colori di Tasset&Lothe fossero migliori di quelli del père Tanguy, da cui si riforniva di tanto in tanto,come pure dai f.lli Bourgeois. Usava tre tipi di giallo di cromo,indicati come 1°,2°,3°.  Mi risulta che per entrambe le versioni di girasoli di Amsterdam e di Londra, sebbene realizzate a circa 6 mesi di distanza,utilizzò i tubetti di giallo di cromo di Tasset. Come mai i due quadri hanno reagito diversamente al tempo? Non sono uno scienziato ma posso dire che può aver influito la diversa ambientazione ed esposizione alla luce, forse anche il fatto che il quadro di Amsterdam dall’inizio del ‘900 ha viaggiato molto per esposizioni temporanee in Europa e in America, mentre quello di Londra non si è quasi mai mosso dalla casa dei Van Gogh(fu prestato per un certo tempo al pittore Isaac Israel nel 1917) nè successivamente dalla National Gallery,che lo acquistò direttamente dalla vedova di Theo Van Gogh nel 1923. E’ una cosa che deve far  riflettere se sia opportuno mandare i quadri in giro per il mondo come avviene spesso oggi piuttosto che invogliare la gente a spostarsi. Il problema della luce è devastante anche per altri pigmenti, i rossi della lacca geranio per esempio contengono eosina, che con gli anni sbiadisce e tende verso l’azzurro/viola. Se ne sono accorti i tecnici dei Laboratoires de France, collegati col museo del Louvre,quando nella preparazione della mostra sul dott. Gachet nel gennaio 1999,presero a confrontare tutte le opere di Van Gogh donate dal medico alla Francia con le copie fedeli all’acquerello che lo stesso aveva fatto realizzare dalla sua giovane governante Blanche Derousse all’inizio del ‘900. Ebbene risultò che i colori dei quadri di Van Gogh erano sbiaditi mentre gli acquerelli conservavano ancora la freschezza e la verità di un tempo. Questo in particolare per i rossi.

Quando poi si tolsero le cornici dei quadri, in particolare quello di una delle due versioni quadrate del bimbo ritratto a Auvers ci si accorse a conferma di quanto la luce fosse nociva che la parte di circa uno-due cm. che era nascosta dietro la cornice aveva i colori originari, perchè non era stata intaccata da anni di esposizione alla luce come il resto.

Antonio De Robertis

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Il ritratto nascosto sotto Un parco a Parigi è di Van Gogh o Emile Bernard?
Van Gogh. Persone che passeggiano in un parco (1886), Olio su tela, 37,5 x 45,5 cm

COMUNICATO PER ANSA del 30-10-2005
Non è un autoritratto il dipinto nascosto sotto Una vista di un parco parigino del 1886 di Van Gogh, esposto in questi giorni ad Amsterdam.

A sostenerlo è Antonio De Robertis, milanese, uno dei più attenti studiosi del maestro olandese, di cui è in distribuzione nelle librerie proprio in questi giorni un libro intitolato Van Gogh, le opere disperse, edito da Ilisso, scritto insieme a Matteo Smolizza. Si tratta di un catalogo di circa 1000 lavori chelo stesso Van Gogh dice di aver eseguito e che non si sono mai trovati. Seguendo una metodologia consolidata nel suo catalogo, che ha permesso di riportare alla luce circa venti opere del maestro, nascoste sotto altri dipinti, De Robertis ha verificato che la testa di uomo emersa ai raggi x potrebbe essere lo studio indicato al n.  278 del suo libro, dipinto ad Anversa nel dicembre 1885, pochi mesi prima di quello sovrapposto, ma sicuramente non un autoritratto.
In effetti Van Gogh nel marzo 1886 decise all’improvviso di lasciare Anversa e di recarsi a Parigi, dal fratello Theo. E’provato che si portò dietro alcuni dipinti, che coprì poi con altre opere.  E’invero anche provato che nei mesi successivi realizzò ben otto autoritratti, considerati studi, ma tutti con una caratteristica peculiare: furono realizzati sul retro di vecchi dipinti del periodo olandese, nature morte e teste di contadini, che aveva spedito precedentemente al fratello. Indice anche delle scarse disponibilità economiche o del desiderio di non essergli di peso. E’ quindi improbabile che Vincent abbia fatto su una tela nuova un tentativo di autoritratto, che peraltro all’evidenza non sembra neanche essere di sua mano, ne manca la forza del segno. La studiosa che ha fatto la scoperta dice poi che la tela del dipinto è stata fabbricata a Parigi. Questo di primo acchito non vuol dire che non abbia potuto essere stata commercializzata altrove, dove l’opera può essere stata eseguita. Ma poniamo pure che il ritratto sia del periodo parigino: a De Robertis il soggetto ripreso parrebbe nel caso essere il pittore Emile Bernard, conosciuto da Van Gogh presso la bottega de Père Tanguy nel 1886, e col quale si stabilì immediatamente un sodalizio, durato fino alla partenza di Vincent per Arles nel febbraio 1888, continuato poi fino alla morte per via epistolare. Lo stesso Bernard nelle sue memorie apparse nel 1911 dichiarava che i due amici avevano iniziato a farsi reciprocamente i ritratti, senza mai portarli a termine, anche a causa di un litigio tra Van Gogh e il padre di Bernard,che osteggiava la vocazione alla pittura del figlio.Ma leggiamo direttamente un passaggio interessante dei ricordi di Bernard: ”Vincent veniva spesso a trovarmi nello studio di legno che mi ero costruito nel giardino dei miei genitori ad Asnières. Fu lì che facemmo insieme un ritratto di Tanguy; egli iniziò anche un mio ritratto, ma allorché ebbe una lite con mio padre, che non voleva ascoltare i suoi consigli sul mio futuro, si infuriò tanto che lasciò il mio ritratto com’era e prese sotto il braccio il ritratto di Tanguy con la vernice ancora umida. Poi se ne andò senza guardare indietro una volta e non mise più piede in casa nostra. Da allora fui io a visitare il suo appartamento in rue Lepic 54, dove vivevano i fratelli”.
Potrebbe questo essere l’abbozzo di Van Gogh fatto a Bernard oppure quello di Bernard fatto a Vincent, oppure addirittura un abbozzo di autoritratto lasciato da Bernard a Van Gogh?. Quasi certamente non è un autoritratto di Van Gogh.

Antonio De Robertis

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Altre notizie sul sito in allestimento www.vangoghiamo.altervista.org, su www.vangauguin e su Geometrie fluide

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Autore ignoto, (falso van Gogh) Contadino che fabbrica un cesto,

I Falsi Van Gogh esposti al Vittoriano

Antonio De Robertis ci segnala altre opere che potrebbero essere false tra quelle espooste alla mostra di Van Gogh attualmente al Vittoriano.
Si riporta di seguito la sua segnalazione.

Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
- Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888) Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins, 950,
- Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,
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La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm, già proprietà Readers Digest.

Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie: Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.

Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali. La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi, condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli. Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002. Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais, studioso francese, trapiantato ad Amsterdam.

Antonio De Robertis

Altre notizie sul sito in allestimento www.vangoghiamo.altervista.org, su www.vangauguin e su Geometrie fluide

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Sull’opera Contadino che fabbrica un cesto si è a lungo discusso a proposito dell’assegnazione a Van Gogh. Per la maggior parte degli studiosi e anche per lo stesso comitato scientifico del Museo di Van Gogh non si tratta di un dipinto del grande maestro olandese.
Lo studioso De Robertis si interroga sul motivo dell’esposizione di quest’opera alla mostra su Van Gogh al Vittoriano di Roma.
Si indica di seguito la sua riflessione.

PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO?

Del comitato scientifico che ha organizzato la mostra di Van Gogh al Vittoriano di Roma fa parte anche lo staff del museo Van Gogh,che ha pure prestato alcuni quadri.Nel numero di gennaio 2005 della prestigiosa rivista d’arte inglese Apollo Martin Bailey, giornalista di spicco e critico d’arte specialista di Van Gogh presenta un articolo dal titolo Van Gogh the fakes debate.(Vincent van Goghs paintings), in cui elenca 38 dipinti per i quali è aperto un dibattito tra i maggiori studiosi al mondo circa la loro autenticità,fortemente messa in discussione.Uno di questi è proprio CONTADINO CHE FABBRICA UN CESTO,che viene così indicato:

Peasant making a basket.(Nuenen Period) Jan 01, 2005 … 2. Peasant making a basket, 1885, private collection, JH657/F171a. Oil on panel, unsigned, 41 x 33 cm. Van Gogh Museum specialists have questioned certain ‘repetitions’ of authentic paintings. In this context Louis van Tilborgh and Ella Hendriks point out that this work is a …

In sostanza ci avverte che i due funzionari del museo Van Gogh Louis van Tilborgh and Ella Hendriks contestano alcune opere che sono ripetizioni di quadri originali e nella fattispecie proprio questo. Ma io ne avevo già contestato l’autografia in tempi non sospetti nel 1994, stilando un elenco di 30 opere dubitabili in catalogo,tutte provenienti dalla collezione dei fratelli falsari Claude-Emile e Amedée Schuffenecker,poi riportate da Martin Bailey in un articolo per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e dalla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997. Lo avevo di nuovo contestato nel 2002 quando l’originale era esposto a Treviso e le mie motivazioni erano chiare:

Il quadro sospetto è uno dei soli 3 dei 229 del periodo olandese (gli altri sono: CONTADINA DAVANTI AL FUOCO F176JH799, e MULINO AD ACQUA A GENNEP F47JH526, entrambi non in mostra a Treviso) che sono una copia quasi identica degli omologhi F171aJH657 ,F158JH946 ,F125JH525, quest’ultimo in mostra a Treviso), e la coincidenza che entrambe le versioni dei primi due siano appartenute sia a Schuffenecker che anche ad Eugene Blot, mercante parigino amico dei fratelli falsari non lascia certo tranquilli.

Antonio De Robertis

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SCHUFFENECHER, FALSARIO DI VAN GOGH

C.E. Schuffenecker, falsario di circa 30 opere di Van Gogh, smascherato anni fa da Antonio De Robertis ha realizzato falsi d’autore, manipolando opere come “Il grande pino” di Cézanne del 1890-1896 conservato a San Paolo, Museu de Arte de Sao Paulo, Assis Chateaubriand.

“Usò la stessa procedura anche in alcuni quadri di Van Gogh di sua proprietà, dei quali poi ampliò anche la copia falsa da lui ricavata. Due in particolare: I girasoli su fondo giallo del museo Van Gogh, di cui fece la copia falsa Yasuda ora a Tokio e il Jardin de Daubigny del museo di Hiroshima da cui ricavò la copia falsa ora al Kunst museum di Basilea, spostando curiosamente un gatto nero in primo piano dall’originale alla copia per confonderle. Anche in questi casi l’aggiunta superiore di alcuni centimetri è visibile ad occhio nudo, ma contrariamente a quanto avvenuto per il Grande pino di Cézanne, Schuffenecker non confessò mai la manipolazione sui Girasoli, scoperta e resa pubblica da me, in un articolo sulla terza pagina del Corriere della Sera del 27 gennaio 1994.”

A. De Robertis

I falsi di Shuffenecher

1) 14 Girasoli, museo Van Gogh, Amsterdam 2) 14 Girasoli, museo Sompo (ex Yasuda), Tokio, entrambi estesi nella parte superiore da un intervento di Schuffenecker. 3) Jardin de Daubigny, museo di Hiroshima,l’originale da cui è stato cancellato il gatto nero (rimane la macchia). 4) foto dello stesso quadro un catalogo di un’asta del 1900 a Parigi in cui c’era ancora  il gatto poi sparito. 5) Jardin de Daubigny, museo di Basilea,copia falsa realizzata e poi ampliata da Schuffenecker,che vi aggiunse il gatto, per confonderlo con l’originale.

Per ulteriori notizie vedere il sito:
http://www.vangoghiamo.altervista.org

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1 Risposta a "Van Gogh News"

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