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	<title>Commenti per Geometriefluide&#039;s Blog</title>
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		<title>Commenti su Van Gogh News di VANGOGHiamo &#187; Blog Archive &#187; UN BLOG DI ARTE CHE VI CONSIGLIO</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/van-gogh-news/#comment-94</link>
		<dc:creator><![CDATA[VANGOGHiamo &#187; Blog Archive &#187; UN BLOG DI ARTE CHE VI CONSIGLIO]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 09:52:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Van Gogh News [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Van Gogh News [...]</p>
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		<title>Commenti su Antica solitudine. Opere recenti di Campagna di Luciano Tregnaghi</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2012/01/22/antica-solitudine-opere-recenti-di-campagna/#comment-90</link>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Tregnaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:34:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[buono]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>buono</p>
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		<title>Commenti su Avezzano &#8220;Al femminile&#8221; di udb</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/03/07/avezzano-al-femminile/#comment-80</link>
		<dc:creator><![CDATA[udb]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 21:41:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
http://static.lulu.com/product/copertina-rigida/la-femmina-in-trappola/14852388/thumbnail/320]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.<br />
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	<item>
		<title>Commenti su Magica metamorfosi di Alexis[A.H.V.]</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/12/31/magica-metamorfosi/#comment-78</link>
		<dc:creator><![CDATA[Alexis[A.H.V.]]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 20:19:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bernini porta il marmo a &quot;fiorire&quot; con eterea naturalezza, una fuga sospesa in una dimensione mitica e onirica.
Bernini ha strappato il mito dalla dimenticanza e dalla deturpazione storica per consegnarlo, in forma plastica, all&#039;eternità e ricondurlo alla sua essenza primigenia: la meraviglia greca.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bernini porta il marmo a &#8220;fiorire&#8221; con eterea naturalezza, una fuga sospesa in una dimensione mitica e onirica.<br />
Bernini ha strappato il mito dalla dimenticanza e dalla deturpazione storica per consegnarlo, in forma plastica, all&#8217;eternità e ricondurlo alla sua essenza primigenia: la meraviglia greca.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Restaurata la Croce di Giotto di Bruno</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/10/16/710/#comment-70</link>
		<dc:creator><![CDATA[Bruno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 17:01:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proprio giorni fa ho potuto ammirare direttamente nella chiesa di Ognissanti di Firenze la croce di Giotto restaurata.
E&#039; stata una esperienza magnifica. La croce è  maestosa e la nuova collocazione rialzata la rende veramente imponente.
Stupendi i colori ritrovati dopo il restauro e valorizzati anche da una illuminazione appropriata.
Fra gli altri ho notato in chiesa un paio di gruppi guidati. Nessuna meraviglia perché il luogo vale di per se di essere visitato (Botticelli, Domenico Ghirlandaio ecc.) tuttavia ho avuto l&#039;impressione che con il ritorno della croce di Giotto stessero  iniziando ad affluire nuovi visitatori.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio giorni fa ho potuto ammirare direttamente nella chiesa di Ognissanti di Firenze la croce di Giotto restaurata.<br />
E&#8217; stata una esperienza magnifica. La croce è  maestosa e la nuova collocazione rialzata la rende veramente imponente.<br />
Stupendi i colori ritrovati dopo il restauro e valorizzati anche da una illuminazione appropriata.<br />
Fra gli altri ho notato in chiesa un paio di gruppi guidati. Nessuna meraviglia perché il luogo vale di per se di essere visitato (Botticelli, Domenico Ghirlandaio ecc.) tuttavia ho avuto l&#8217;impressione che con il ritorno della croce di Giotto stessero  iniziando ad affluire nuovi visitatori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un falso Van Gogh al Vittoriano di Antonio De Robertis</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/09/18/un-falso-van-gogh-al-vittoriano/#comment-63</link>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio De Robertis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 12:34:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://geometriefluide.wordpress.com/?p=691#comment-63</guid>
		<description><![CDATA[Altre notizie sul sito in allestimento www.vangoghiamo.altervista.org,  su vangauguin  e su Geometrie fluide.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Altre notizie sul sito in allestimento <a href="http://www.vangoghiamo.altervista.org" rel="nofollow">http://www.vangoghiamo.altervista.org</a>,  su vangauguin  e su Geometrie fluide.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Un falso Van Gogh al Vittoriano di Antonio De Robertis</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/09/18/un-falso-van-gogh-al-vittoriano/#comment-62</link>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio De Robertis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 05:18:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[DUE  ALTRI QUADRI DUBBI IN MOSTRA
di  Antonio De Robertis

Purtroppo come avevo previsto ci sono due altri quadri dubbi in mostra.Si tratta di un autoritratto del 1885/1886 proveniente dal Geemente Museum dell’Aja e di una vista di casolari ad Auvers sur oise,già della collezione Readers Digest,poi venduta a privati nel novembre del 1998,che ho intravisto nel servizio andato in onda sul TG1 delle 20.Il primo quadro è da anni indicato come un falso o una possibile errata attribuzione(un omaggio a Vincent di un amico pittore,forse un suo allievo olandese) dagli studiosi Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,che lo hanno segnalato anche a Martin Bailey per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e alla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Il secondo è stato contestato da Benoit Landais e dal sottoscritto,con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16 novembre 1998 e con un saggio sulla rivista Quadri&amp;Sculture n.34 del febbraio1999.
Non ho ancora preso visione del catalogo Skira sulla mostra,per cui non posso per ora garantire la non presenza di altre sorprese.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DUE  ALTRI QUADRI DUBBI IN MOSTRA<br />
di  Antonio De Robertis</p>
<p>Purtroppo come avevo previsto ci sono due altri quadri dubbi in mostra.Si tratta di un autoritratto del 1885/1886 proveniente dal Geemente Museum dell’Aja e di una vista di casolari ad Auvers sur oise,già della collezione Readers Digest,poi venduta a privati nel novembre del 1998,che ho intravisto nel servizio andato in onda sul TG1 delle 20.Il primo quadro è da anni indicato come un falso o una possibile errata attribuzione(un omaggio a Vincent di un amico pittore,forse un suo allievo olandese) dagli studiosi Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,che lo hanno segnalato anche a Martin Bailey per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e alla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Il secondo è stato contestato da Benoit Landais e dal sottoscritto,con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16 novembre 1998 e con un saggio sulla rivista Quadri&amp;Sculture n.34 del febbraio1999.<br />
Non ho ancora preso visione del catalogo Skira sulla mostra,per cui non posso per ora garantire la non presenza di altre sorprese.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Scoperto un nuovo Leonardo di ERNESTO SOLARI</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2009/12/21/scoperto-un-nuovo-leonardo/#comment-59</link>
		<dc:creator><![CDATA[ERNESTO SOLARI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 14:37:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO:   ECCO LE PROVE…….
In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).
A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.  
Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.
La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non  condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.
Che sia di buona fattura e di  una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta  (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)
Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .
Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.
In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.
Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.
Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.
E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.
L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria. 
Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp.  Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente,  anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti).  E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.  
L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa  e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO:   ECCO LE PROVE…….<br />
In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).<br />
A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.<br />
Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.<br />
La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non  condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.<br />
Che sia di buona fattura e di  una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta  (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)<br />
Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .<br />
Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.<br />
In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.<br />
Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.<br />
Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.<br />
E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.<br />
L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria.<br />
Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp.  Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente,  anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti).  E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.<br />
L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa  e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ancora sulla &#8220;Dama&#8221; di Leonardo di ERNESTO SOLARI</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/02/05/ancora-sulla-dama-di-leonardo/#comment-58</link>
		<dc:creator><![CDATA[ERNESTO SOLARI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 14:18:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://geometriefluide.wordpress.com/?p=360#comment-58</guid>
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In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).
A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.  
Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.
La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non  condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.
Che sia di buona fattura e di  una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta  (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)
Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .
Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.
In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.
Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.
Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.
E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.
L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria. 
Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp.  Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente,  anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti).  E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.  
L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa  e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO:   ECCO LE PROVE…….<br />
In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).<br />
A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.<br />
Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.<br />
La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non  condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.<br />
Che sia di buona fattura e di  una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta  (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)<br />
Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .<br />
Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.<br />
In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.<br />
Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.<br />
Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.<br />
E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.<br />
L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria.<br />
Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp.  Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente,  anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti).  E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.<br />
L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa  e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ancora sulla &#8220;Dama&#8221; di Leonardo di silvio troiani</title>
		<link>http://geometriefluide.wordpress.com/2010/02/05/ancora-sulla-dama-di-leonardo/#comment-57</link>
		<dc:creator><![CDATA[silvio troiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 07:59:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://geometriefluide.wordpress.com/?p=360#comment-57</guid>
		<description><![CDATA[...l&#039;opera presentata...per nostra fortuna NON E&#039; DI LIONARDO...l&#039;immagine è statica...senza espressione...assurda l&#039;ombra scura dietro il profilo...colori per una bambola!.. mancano &quot;il moto e il fiato&quot;...per carità verso il MAESTRO... cercate altrove la vostra gloria!..e per quanto riguarda il prof kemp...ha messo in una sua copertina...la mano con l&#039;indice con quattro falangi...appartenente a un san giovanni...con dieci orrori
di anatomia...attribuendola al MAESTRO che ha prodotto la più stupefacente raccolta di disegni di ANATOMOFISIOLOGIA...non basta essere prof...per essere ESPERTI...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;l&#8217;opera presentata&#8230;per nostra fortuna NON E&#8217; DI LIONARDO&#8230;l&#8217;immagine è statica&#8230;senza espressione&#8230;assurda l&#8217;ombra scura dietro il profilo&#8230;colori per una bambola!.. mancano &#8220;il moto e il fiato&#8221;&#8230;per carità verso il MAESTRO&#8230; cercate altrove la vostra gloria!..e per quanto riguarda il prof kemp&#8230;ha messo in una sua copertina&#8230;la mano con l&#8217;indice con quattro falangi&#8230;appartenente a un san giovanni&#8230;con dieci orrori<br />
di anatomia&#8230;attribuendola al MAESTRO che ha prodotto la più stupefacente raccolta di disegni di ANATOMOFISIOLOGIA&#8230;non basta essere prof&#8230;per essere ESPERTI&#8230;</p>
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