Geometriefluide's Blog

Archivio per dicembre 2010

Gianlorenzo Bernini. Apollo e Dafne. Dett. 1622-24. Marmo. Roma Galleria Borghese.

Nel 1622-’24 Gianlorenzo Bernini realizza uno dei più celebri gruppi scultorei di Villa Borghese a Roma. Si tratta di Apollo e Dafne, eseguito oltre al David, al Ratto di Proserpina e all’Enea e Anchise, per la ricca collezione del Cardinale Camillo Borghese.
Bernini interpreta con sensibilità e fantasia straordinarie il soggetto mitologico riferito alle Metamorfosi del poeta latino Ovidio.
In un un raffinatissimo gioco di equilibri, le braccia, le gambe, le dita e i capelli delle due figure si estendono nello spazio, sfidando le leggi di gravità e portando la materia del marmo alle sue estreme possibilità espressive. La scena è molto spettacolare: sembra di vedere due figure sospese nel vuoto.
La trasformazione avviene sotto i nostri occhi con grande naturalezza, vediamo le radici spuntare dai piedi di Dafne e le foglie diramarsi dalle mani e dai capelli della ragazza. L’immediatezza e la spontaneità di questi effetti sono dovuti al realismo e all’ammirata precisione con cui Bernini sa trattare i dettagli e la superficie del marmo. Egli sa rendere le differenze di materia (morbidezza, durezza, ruvido, licio, soffice, leggero…) delle varie superfici, quasi a voler superare la natura stessa del marmo, che non sembra più pietra, ma corteccia, stoffa,capelli, velo, foglia, ecc. La vera metamorfosi sembra essere proprio quella subita dal marmo sotto le mani di Bernini.

L’approfondimento su questo capolavoro in un recente articolo pubblicato da Geometrie fluide.

Mara Calesini."In una notte di profondo inverno, la luna si fa abbagliare...". 2010 Tecnica mista, cm. 24x33. Collezione privata. Copyright M. Calesini ©

Ascoltare un racconto è un’esperienza straordinaria, il suono crea, plasma, dà forma, trasporta in mondi e universi alternativi, guida dentro le situazioni evocate dal testo.
Mauro Chefa, ottimo narratore, dà voce ad un vecchio anarchico che fuma la pipa, e chi ha letto (KO), può riconoscervi nonno Nino.
Nonno Nino racconta questa fiaba delicata, che in realtà forse tanto fiaba non è, perché non vi accade quasi nulla di concreto, si narra di un lupo che vaga fra le strade innevate di un paese e di una luna che appare e scompare, di una luna amata e attesa dal lupo, entrambi simbolo dell’elemento maschile e di quello femminile, del loro rincorrersi, desiderarsi e possedersi. È questo il senso delle parole del nonno rivolte al nipote per farlo addormentare: “Figlio mio, svegliati! Volano in cielo la luna e il lupo nero! Sono entrambi avvolti nel miele. Questa è la mia storia, caro figliolo!”, da cui si intende che il racconto altro non è che una metafora delle gioie dell’amore, evocate con garbo dalle parole  di Mauro Chefa, e che le illustrazioni di Mara Calesini valorizzano nella semplicità del bianco e del nero. Il gusto grafico oscilla fra il sincero tratteggio di figure naïf, dal sapore prossimo alle illustrazioni popolari, dove le campiture appaiono parzialmente riempite da fini tratteggi, concrete come il mondo paesano qui rievocato, e stilizzazioni ardite, tendenti alla franchezza bidimensionale del collage. Nel contrasto degli stili illustrativi compresenti, a volte aspro, di suggestioni realistiche e silhouette dal valore archetipico, si esprimono le stesse dissonanze del testo scritto, rendendone così efficacemente lo spirito, chiaroscurale e dissonante come la luce stessa dell’amore, il cui fascino fisico e spirituale è espresso con energia metaforica.

 Andrea Guaraldo

Per ulteriori informazioni, Geometrie Fluide ha pubblicato una pagina dedicata al libro Il Lupo e la luna, scritto da Mauro Chefa e illustrato da Mara Calesini.

Una delle miniature di A. Cocchi e immagine di copertina. Copyright a. Cocchi ©

Una strenna natalizia contenente l’augurio di un tempo migliore  è il minuscolo e delizioso libro Storie di vento“.  Qualche brano e alcune immagini sono pubblicate da Geometrie fluide nella rubrica “Libri”.
“Storie di vento”  è un libro di pensieri, scritto e illustrato da Alessandra Cocchi, con immagini tratte da 39 miniature ad acquarello.
Adatto a piccoli e grandi. Una piccola storia che invita a riflettere e a sorridere sulle difficoltà della vita e si conclude lasciando una delicata immagine di serenità. 

Stampa in tiratura limitata. 21 pagine a colori.

Per ulteriori informazioni scrivi a:

info@geometriefluide.com

Gianlorenzo Bernini. Fontana del Tritone. Dett. 1642-43 Travertino. Roma, piazza Barberini.

Le fontane di Bernini offrono al visitatore uno spettacolo ogni volta diverso, sono concepite per destare meraviglia e ammirazione con le loro soluzioni originali e inaspettate.  Uno dei temi fondamentali della poetica berniniana è la fusione tra lo spazio urbano e le forme della natura, una natura benefica e dinamica, animata da una metamorfosi incessante.
L’acqua, elemento simbolico di dinamismo e trasformazione, caro all’estetica barocca, non è più vista da Bernini come semplice materia contenuta nella fontana, ma viene trattata in modo da diventare “architettonica” e spettacolare. Nello stesso tempo, l’architettura-scultura delle sue fontane assume forme “naturali” con proprietà di dinamismo e capacità di metamorfosi proprie dell’acqua.
Gianlorenzo Bernini a Roma realizza varie fontane: a parte la Barcaccia, in Piazza di Spagna, assegnata da molti al padre Pietro Bernini, Gianlorenzo inizia ad occuparsi delle fontane già nel giovanile gruppo del Nettuno e tritone, completamento di una fontana preesistente. Seguono poi la Fontana dei Fiumila  Fontana del Tritone, la Fontana del Moro, la Fontana delle Api.

Geometrie fluide ha appena pubblicato una serie di approfondimenti dedicati al Bernini e alle sue opere,  tra cui anche le fontane. Vi si può accedere utilizzando i link di questo articolo.

Etichette: , , ,

il Grande Pino di Cézanne

A Genova prosegue la mostra Mediterraneo. Da Courbet a Monet a Matisse“.  Peccato che non ci sia  ”Ilgrande pino”,  un Cézanne a quattro mani, che era esèposto a Treviso nel 2003.
Pochi sanno che un’opera del maestro di Aix en Provence esposta a Genova col titolo: ”Grande pino” , 1890-1896 San Paolo, Museu de Arte de Sao Paulo, Assis Chateaubriand”, ha subito all’inizio del ‘900 un’aggiunta nella parte superiore a cura di C.E.Schuffenecker, falsario di circa 30 opere di Van Gogh, smascherato anni fa da me. Questo quadro ci introduce meglio di qualunque altro nel complesso mondo psicologico di questo falsario,se è vero, come confessò candidamente in una estrema intervista, rilasciata a oltre 80 anni ad un critico giornalista suo ex allievo al liceo Michelet di Vanves , Maximilien Gauthier , di aver in gioventù manipolato questo quadro, ampliandolo nella parte orizzontale superiore, per dare più ariosità al pino, nonché per poter utilizzare una ricca cornice, che aveva le dimensioni maggiori della tela, giustificandosi col fatto che all’epoca Cèzanne era misconosciuto e così legittimando il suo operato.
Il pezzo di tela aggiunto in alto è visibile ad occhio nudo e l’osservatore più avveduto potrà rendersi conto dell’istrionica abilità con cui questo mediocre pittore sapeva calarsi nei panni di artisti molto più abili di lui.

 Antonio De Robertis

Per altre informazioni sul falsario Schuffenecker vedi Van Gogh News

 

Il manifesto della mostra

In mostra a Casa Moretti  di Cesenatico dal 5 dicembre 2010 al 9 gennaio 2011  i bizzarri “libri-oggetto” di Libor Michálak, artista e virtuoso della rilegatura.
Non bisognava avere fretta nel preconizzare, con l’avvento della tecnologia digitale, la fine del libro. Perché non si erano fatti i conti con le leggi più sottili dell’evoluzione e con le reazioni che talvolta s’impongono nei processi di mutamento. Ci siamo riscoperti ancora troppo legati all’oggetto, devoti alla ritualità del voltar pagina, affezionati al loro frusciare, golosi annusatori di carte, colle e inchiostri nuovi. Ciò accade per la potenza e la forza che ancora, nell’era digitale, il libro sa mantenere, quasi indifferente ai contenuti che non alterano il fascino e il potere che la «scatola del testo» può ancora evocare.

 Piccola editoria in crescita, rassegne di meravigliosi prototipi editoriali e artigianali, fiere di antiquaria libraria volumi rari e di pregio, e tanto altro ancora, fanno della Romagna una terra felicemente ricca e stimolante. E nel baricentro costiero della Romagna, a Cesenatico, Casa Moretti è da sempre attenta alla scrittura e alle molteplici forme nelle quali il libro può materializzarsi. Per questo, e da una delle molteplici occasioni di incontro che la cultura può ancora realizzare, è nata questa mostra dei “libri-oggetto” di Libor Michalák, cecoslovacco che per ragioni familiari si è trovato  anch’esso in Romagna.

Libor nasce nel 1947 a Ostrava nella Repubblica Ceka. Ingegnere e docente presso l’Università di Economia e Marketing di Plzen, è padre di due figli. Grazie a loro, iniziando come per gioco a realizzare piccoli libriccini di filastrocche illustrate, da circa trent’anni si è dedicato alla rilegatura apprendendo le basi della tecnica dal suo caro amico e prestigioso restauratore di libri, Milan Kodejš.

Di se stesso dice: «i miei libri sono come il jazz». «Io ho fatto come quei ragazzi neri di New Orleans, che all’inizio del secolo scorso chiedevano strumenti musicali ai militari che tornavano dalla guerra, e senza studio, senza scuole, senza conoscenza delle note musicali, ma solo con grande volontà e passione, hanno iniziato a suonare una musica meravigliosa. Io non ho frequentato una scuola per apprendere come rilegare libri e non conosco le “note” dei rilegatori. “Suono” secondo il mio carattere e l’umore. Non sono segnato dallo studio».

E forse per questo che Libor rilega i suoi libri ancora con queste note fresche di umorismo, più difficili da intendere da un onesto e serio rilegatore. Lui non si ritiene un artista, né un professionista, ma forse un libero pensatore. La colpa o il merito di tutto questo va ai suoi amici, che l’hanno convinto che la sua ”arte” andava condivisa attraverso le mostre per divertire altre persone.

Libor Michalák dice: «Vi prego non giudicate la mia tecnica, ma cercate di divertirvi. Grazie».

inaugurazione domenica 5 dicembre ore 15.30

info:  casamoretti@cesenatico.it  -  infomusei@cesenatico.it

0547.79279


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.