Geometriefluide's Blog

Archivio per giugno 2010

Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il quarto stato. 1895-1901 olio su tela 245x543cm Milano, Galleria d'arte moderna

Giovedì 8 luglio alle ore 19.00, alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, inaugura la mostra: Da Fattori a De Chirico. I capolavori della collezione Grieco. I capolavori della prestigiosa collezione Grieco raccontano lo sviluppo della pittura italiana tra la seconda metà dellOttocento e la prima metà del Novecento. L’esposizione, curata da Anna Maria Montaldo e da Clara Gelao, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Bari, si inserisce all’interno di un più ampio progetto ideato dall’ANMLI (Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali) che, al fine di divulgare e valorizzare il patrimonio artistico del nostro Paese, promuove una fitta rete di scambi tra le collezioni dei Musei. La collezione Grieco, donata alla Pinacoteca Provinciale di Bari nel 1985 dall’ingegnere Luigi Grieco, è una preziosa raccolta di dipinti italiani, collocabili cronologicamente tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, rappresentativa, soprattutto, degli esiti che il movimento macchiaiolo ha avuto in Italia.
In mostra le opere di Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Michele Cammarano, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Guglielmo Ciardi, Tranquillo Cremona, Giorgio De Chirico, Giuseppe De Nittis, Filippo De Pisis, Serafino De Tivoli, Giovanni Fattori, Giacomo Favretto, Antonio Fontanesi, Silvestro Lega, Mario Mafai, Antonio Mancini, Giorgio Morandi, Angelo Morbelli, Luigi Nono, Filippo Palizzi, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Ottone Rosai, Raffaello Sernesi, Telemaco Signorini, Mario Sironi, Armando Spadini, Gioacchino Toma, Lorenzo Viani, Federico Zandomeneghi.
I dipinti di Giovanni Fattori, Silvestro Lega, ma anche quelli di Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giorgio De Chirico arricchiranno, perciò, il percorso espositivo della cagliaritana Collezione Ingrao e dialogheranno con i capolavori di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giorgio Morandi e Filippo De Pisis, colmando le lacune e valorizzando la ricchezza della raccolta permanente della Galleria.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni, tranne il martedì, fino al 6 settembre 2010.

Per informazioni:
Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, 0706777598; museicivicicagliari@tiscali.it
Rapporti con la stampa:
Marzia Marino, 0706776459; museicivicicagliari@tiscali.it

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Sull’arte e sulle opere  dell’Ottocento, per chi vuole documentarsi, si possono consultare le pagine di approfondimento dall’elenco offerto da Geometrie Fluide.
In particolare sull’Ottocento italiano sono documentati gli artisti: Hayez, Signorini, Lega, Fattori, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Morbelli, Cremona, Medardo Rosso, Zandomeneghi. Tra Otto e primo Novecento: Boldini, Modigliani, Boccioni.

John Singer Sargent, 'En Route pour la pêche (Setting Out to Fish)', 1878. Oil on canvas, 78.8 x

A Londra dal 10 luglio al 23 settembre alla Royal Academy of Art la mostra Sargent and the sea. The Sackler Wind of Galleries, offre al pubblico le opere appartenenti agli esordi dell’artista statunitense.
Si tratta di dipinti, disegni e acquerelli che Sargent eseguì sul tema del mare e che vanno dal 1874 al 1880.
L’esposizione è organizzata dalla Corcoran Gallery of Art, Washington, D.C. in collaborazione con la Royal Academy of Arts, di Londra. Si avvale inoltre del sostegno di: Terra Foundation for American Art, Christie’s, The Mr & Mrs. Raymond J Horowitz Foundation for the Arts, Inc, the National Endowment for the Arts, as part of ‘American Masterpieces: Three Centuries of Artistic Genius’, e The Joseph F McCrindle Foundation.

Informazioni:

Sargent and the sea. The Sackler Wind of Galleries
Burlinghton House, Piccadilly, London
www.royalacademy.org.uk
Il mare è uno dei temi e delle più frequenti fonti di ispirazione per gli artisti di tutti i tempi, grande contenitore di simboli, allegorie e metafore, oltre che soggetto per eccellenza della pittura di paesaggio. Per altri approfondimenti sul tema del mare in pittura vedi le schede proposte da Geometrie fluide su: La Nascita di Venere di Sandro Botticelli; Il monaco sulla spiaggia e la Spiaggia paludosa di Friedrich; le opere di Gauguin: L’Onda e Aha oe feii?; Il mare visto in un’opera-simbolo del Romanticismo come La Zattera della Medusa di Gericault; il mare secondo la visione impressionista della  Terrazza sul mare a Sainte Adresse di Monet.

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Sandro Botticelli. Ritratto ideale di fanciulla.

Sta per concludersi la mostra Pregio e bellezza. Cammei e intagli dei Medici, ancora in corso a Firenze al Museo degli Argenti in Palazzo Pitti, fino al 27 giugno 2010.
Viene raccontata la storia della collezione di gemme antiche e moderne raccolte dai Medici tra il XV e il XVII secolo. Questi preziosi oggetti, capolavori della glittica, acquisirono un’importante peso nella riscoperta del mondo antico durante il Rinascimento, ma divennero anche una delle meraviglie più ammirate del Gran Tour settecentesco. Pratica iniziata nell’Ellenismo, la lavorazione di pietre dure e preziose creava gioielli in miniatura, ricercati anche per le magiche virtù che venivano loro attribuite. La mostra offre un’ineteressante selezione di pietre incise a una serie di dipinti, disegni, codici miniati, monete e sculture, e sottolinea la grande influenza che i cammei ebbero sull’arte, come catalogo iconografico della cultura classica. Nello splendido Ritratto ideale di fanciulla, Sandro Botticelli fa indossare alla protagonista il Sigillo di Nerone, un cammeo in corniola di età augustea, famosissimo nel Rinascimento, raffigurante il mito di Apollo e Marsia, uno dei gioielli più importanti posseduti da Lorenzo il Magnifico.

Un video interessante sulla situazione a L’Aquila girato il 4 giugno 2010.

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Villa Reale
di Monza, con i suoi splendidi Giardini Reali e il grande Parco di Monza, ridisegnato in modo da fondersi nel paesaggio circostante, è uno dei luoghi simbolo dell’aristocrazia lombarda dell”800 che vide fiorire le nuove teorie estetiche della natura. Villa Reale è quindi scelta come il perfetto contesto della mostra Il paesaggio dell’800 a Villa Reale. Le raccolte dei musei lombardi tra Neoclassicismo e simbolismo, che proseguirà fino all’11 luglio 2010.
L’esposizione, a cura di Ferdinando Mazzocca, raccoglie di opere di paesaggio che appartengono alle principali correnti pittoriche ottocentesche e provenienti dai musei dell’800 lombardo. Il percorso espositivo abbraccia le correnti del Neoclassicismo, Romanticismo, Realismo e Simbolismo, e offre importanti collegamenti con la cultura letteraria e filosofica e protagonisti come Manzoni e Cattaneo.

 IL PAESAGGIO DELL’800 A VILLA REALE. Le raccolte dei musei lombardi tra Neoclassicismo e Simbolismo

Monza, Serrone della Villa Reale 20 marzo – 11 luglio 2010

 Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 20.00; lunedì chiuso Ingresso dal roseto.

Biglietti mostra intero, 8 Euro; ridotto, 6 Euro (per minori di 18 e maggiori di 65 anni, universitari con tesserino, gruppi di oltre 15 unità, titolari di appositi coupon o convenzioni); ridotto speciale scuole e gruppi organizzati dal Touring Club, 3 Euro – Gratuito, per minori di 6 anni, portatori di handicap e un accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per ogni classe e giornalisti con tesserino.

Visite guidate abbinate alla Villa Reale di Monza, su prenotazione

Orari sabato e domenica, dalle 11.00 alle 19.00 (ultima partenza alle 18.00)
Martedì e giovedì, per gruppi e scuole, dalle 10.00 alle 13.00 (ultima partenza alle 12.00)

Biglietto mostra e Villa Reale intero, 12 Euro; ridotto, 10 Euro; ridotto speciale scuole, 5 Euro Le domeniche 11, 18, 25 aprile; 9, 16, 23, 30 maggio; 6, 13, 20 giugno è possibile visitare la sola Villa Reale; Biglietto 6 euro

Info e prenotazioni: tel. +39 02 43353522 servizi@civita.it

Alessandro Mendini. Monumentino da casa in legno verniciato, 1975

Fino al 24 luglio al Museo delle Arti di Catanzaro prosegue la mostra Alessandro Mendini. Alchimie.

L’esposizione, dedicata all’architetto e designer milanese (nato nel 1931), comporende dipinti, sculture, mobili e progetti, con alcune testimonianze inedite o mai viste prima d’ora in Italia. Le oltre 70 opere esposte, scelte da Alberto Fiz, ripercorrono l’avventura creativa di Mendini dagli esordi, come esponente del Controdesign negli anni Settanta, fino alle opere più recenti, ma viene eviddenziata anche la fondamentale componente sperimentale del suo lavoro. Viene anche documentata la collaborazione tra Mendini e gli altri protagonisti del mondo dell’arte, in particolare Bruno Munari, Gio Ponti, Luigi Veronesi, Denis Santachiara, Bob Wilson, Peter Halley e tutti gli artisti della Transavanguardia.
In mostra sono molti gli omaggi di amici e colleghi come i ritratti realizzati da Paladino, Mimmo Rotella, Michele De Lucchi e dall’artista giapponese Tiger Tateishi.
Per questa ampia mostra, realizzata con la collaborazione e l’allestimento di Alessandro Mendini e del suo Atelier, sono state coinvolte, in qualità di prestatori, collezioni pubbliche e private italiane e straniere tra cui la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein, il Museo del Design della Triennale di Milano e gli Archivi dell’Università di Parma. Tra i prestatori anche le aziende con cui Mendini ha collaborato tra cui Alessi, Bisazza, Cassina, Cappellini, Venini e Zanotta.

Secondo quanto afferma Alberto Fiz, Mendini sviluppa un’indagine che travalica l’oggetto per sviluppare una nuova relazione con il mondo: “L’architettura e il design non sono un fine ma un mezzo per ritrovare una connessione con l’aspetto più intimo delle cose in un desiderio continuo di metamorfosi e di ricreazione che va oltre la lezione del postmoderno. Qualsiasi creazione realizzi, Mendini parte da un’ipotesi antropomorfa dove l’uomo è sempre al centro della sua ricerca”, afferma Fiz.

Divisa in quattro sezioni, la rassegna propone le tappe saliente di un’indagine iniziata nella prima metà degli anni settanta quando Mendini è stato tra gli artefici di una contestazione radicale nei confronti del funzionalismo che lo ha condotto nel 1973 a fondare Global Tools, scuola di architettura e design controcorrente avvicinabile all’esperienza dell’arte povera. E’ la fase del Controdesign che ha ampio spazio in mostra con la presentazione della Poltrona di paglia del 1975 a cui si aggiunge la performace Lassù con il falò della sedia in legno, un manifesto contro la tradizione. In mostra viene esposta anche la Sedia Terra del 1975 proveniente dal Vitra Design Museum, oltre all’Armatura per violino e violinista, una vera e propria corazza per uno strumento musicale innocuo. Non manca nemmeno Scivolavo, sedia inclinata verso terra o il Monumentino da casa dove la sedia domestica diventa un trono nell’esaltazione ironica dell’oggetto banale. Rientra in questa indagine anche Costume per Donna e Arpa dove l’arpa e l’arpista sono avvolte da un unico abito a maglia tanto da creare una vera e propria living sculpture, oggetto di una performance il giorno dell’inaugurazione.
In seguito al Controdesign, la mostra si concentra sulla determinante fase del Redesign che nasce dalla rielaborazione semiologica di oggetti già noti di cui viene stravolto il significato e la finalità. Risale al 1978 un’opera fondamentale come Zig Zag dove la sedia realizzata nel 1932 dall’olandese Gerrit Rietveld, tra i principali esponenti del neoplasticismo, viene allungata a tal punto da formare una croce sviluppando così un’irriverente religiosità. E’ sempre dello stesso anno Thonet dove la più classica delle sedie assume l’aspetto di un’architettura ambientale che va oltre i suoi confini originari conquistando una nuova aura.
Nel 1979 Mendini entra nello studio Alchimia per sviluppare una delle esperienze più significative e intense della sua carriera. Di questa fase sono esposte alcune opere emblematiche come la poltrona Proust ispirata all’autore di Alla ricerca del tempo perduto dove la ridefinizione dell’elemento di arredo passa attraversa la letteratura assumendo un aspetto mentale in un ricordo che si materializza intorno all’idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac. Nello stesso periodo realizza il divano Kandissi ispirato a Wassily Kandinsky in una contaminazione tra colore e forma, perfettamente coerente con le teorie del maestro russo.
La mostra, poi, presenta un progetto di particolare significato come il Mobile Infinito del 1981 caratterizzato da un mobile continuo nel senso che procede indefinitamente sia nella tipologia sia nel numero di autori coinvolti. A questo grande progetto formato da tavolo, comodino, credenza, letto,hanno partecipato 21 artisti in una sorta di io collettivo che si misura con la complessità. In mostra sono esposti, tra l’altro, il tavolo e il comodino su cui sono intervenuti Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Sandro Chia, Nicola De Maria, Denis Santachiara, Gio Ponti, Bruno Munari e Luigi Veronesi.
L’oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile”, afferma Mendini che nell’ultima sezione della mostra dedicata alle Nuove Utopie esprime in maniera compiuta l’idea di una trasformazione permanente delle cose allargando l’orizzonte di riferimento creativo. L’utopia è rappresentata simbolicamente da tre grandi realizzazioni in oro come Mobile per uomo: Giacca, Mobile per uomo: Scarpa, entrambi del 1997 e Visage Archaïque, una grande scultura del 2002 proveniente dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi. Nei primi due casi la componente funzionale è minoritaria a quella monumentale in due mobili-sculture impreziositi da tessere in mosaico oro 24K tagliati e posati a mano. Mobili veri ma anche sculture domestiche dove la base del mobile è il piedistallo della scultura in una contaminazione efficace di generi e modelli. Nel caso di Visage Archaïque Mendini supera la metafora del design per realizzare una grande scultura in tessere di mosaico d’oro che ricorda i Moai, le statue monolitiche che si trovano nell’Isola di Pasqua ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico. In questo caso l’immagine arcaica è verificata attraverso la purezza dell’oro che ripropone la componente visionaria e misterica. Ancora una volta il segno linguistico viene recepito attraverso la logica interna della sua trasformazione.

Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931.
L’architettura non era un suo sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che nel 1959 si ritrova laureato in architettura.
Lo Studio Nizzoli Associati è il suo primo luogo di lavoro.
Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e design. Dirige la rivista Casabella dal 1970 al 1976 e l’anno successivo fonda Modo che  guida fino al 1979. E’ Giò Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la direzione di Domus incarico che prosegue sino al 1985. A distanza di 25 anni, da marzo 2010 riprende la direzione della  rivista.
Negli anni settanta Mendini prende parte a gran parte delle esperienze di radical design che vedono la luce in questo periodo.
Nel 1973 è tra i fondatori di Global Tools, un gruppo che fa parte del controdesign e si oppone con forza alla tradizione proponendo tematiche nuove come il corpo, la nuova edilizia, la comunicazione sociale e individuale. I membri del movimento si riuniscono nella redazione di Casabella.
Nel 1979 gli viene assegnato il Compasso d’Oro per la sua attività di approfondimento teorico.
In questi anni pubblica anche libri che raccolgono le sue idee: Paesaggio Casalingo (1978), Addio Architettura (1981) e Progetto Infelice (1983).
Nel 1979 entra nello Studio Alchimia, fondato nel 1973 da Alessandro Guerriero, che punta alla creazione di oggetti con riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di fuori della produzione industriale e della loro funzionalità. Una sfida nei confronti dei principi progettuali per inseguire il sogno alchimistico, per trasformare anche il materiale più povero in oggetti di valore. Con lui lavorano, tra gli altri, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi. Nel 1981 vince con Alchimia un altro Compasso d’Oro per la realizzazione del Mobile Infinito.
Nel 1989 apre, con il fratello Francesco, l’Atelier Mendini a Milano.
Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture.
Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Bisazza, Swatch, Hermès, Venini ed è consulente di varie industrie, anche nell’Estremo Oriente, per l’impostazione dei loro problemi di immagine e di design.
E’ membro onorario della Bezabel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, è Chevaler des Arts et des Lettres in Francia, ha ricevuto l’onorificenza dell’Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano. E’ stato professore di design alla Hochschule fur Angewandte Kunst a Vienna ed è professore onorario all’Academic Council of Guangzhou Academy of Fine Arts in Cina.
Ha organizzato diverse esposizioni e seminari in Italia e all’estero. I suoi lavori si trovano in vari musei, nella collezione permanente del Gilmar Paper Company, al Museo d’Arte Moderna di New York, negli archivi dell’Università di Parma e al centro Pompidou di Parigi.
Con l’Atelier Mendini ha operato in diversi paesi progettando, tra l’altro, le fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni della metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli, il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza, il recupero di tre aree industriali con edifici destinati a spazi commerciali, uffici, residence e abitazioni a Milano Bovisa; una torre a Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover e un edificio commerciale a Lörrach in Germania, e altri edifici in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente, in Corea, con l’Atelier Mendini sta coordinando il progetto Milan Design City, con vari edifici fra i quali la nuova Fiera di Incheon e la sede della Triennale di Milano.
Alessandro Mendini Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie

Catanzaro, MARCA (via Alessandro Turco 63),
11 aprile- 25 luglio 2010.
Orario: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedì Ingresso: 3 euro;
tel. 0961.746797.
Catalogo Electa.
info@museomarca.com
www.museomarca.com

Dal 12 giugno al 24 ottobre Cesena dedica una mostra all’iconografia di San Giovanni Battista: alla Galleria Comunale d’Arte e alla Biblioteca Malatestiana più di sessanta dipinti dalla collezione milanese Koelliker.

Da quando il mondo cristiano ha deciso di utilizzare le immagini per ammirare e glorificare le figure dei santi, quella di San Giovanni il Battista ha sollecitato, forse più di ogni altra, la creatività e il sentimento degli artisti. Al più radicale dei profeti è dedicata la mostra La Croce la testa e il piatto – Storie di San Giovanni Battista. Un evento a cura di Massimo Pulini che si costituisce come la prima vasta rassegna iconografica sul tema, riunendo capolavori che vanno dal Ribera a Lanfranco, da Caroselli a Pietro da Cortona, da Desubleo a Cantarini, dal Cairo al Dandini. La mostra si divide in due distinte sezioni. Nella Galleria Comunale d’Arte sono esposti più di trenta dipinti che raccontano tutta la vita di San Giovanni, attraverso i suoi episodi cruciali, dall’infanzia domestica al precoce eremitaggio, dalle prediche fino al battesimo di Cristo e al martirio.
Alla Biblioteca Malatestiana, incastonate negli armadi della Sala Lignea, sono invece esposte 32 opere che raffigurano la testa mozzata del Battista posta sul piatto di Salomè: una sorta di doloroso compianto di forte impatto visivo. In occasione della mostra dedicata a San Giovanni, patrono della città di Cesena, saranno promosse altre iniziative collaterali, tra queste si distingue un riallestimento della Sala Piana. Vengono aperti sulle pagine dedicate al Battista, i codici e i corali miniati conservati nella Biblioteca Malatestiana e alle pareti sono appese le opere di 10 artisti contemporanei.

LA CROCE LA TESTA IL PIATTO – STORIE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Galleria Comunale d’Arte e Biblioteca Malatestiana
47521 Cesena (FC)

Ingresso alla mostra più visita alla biblioteca antica: 6€

Ingresso alla mostra: 3€

Apertura Galleria Comunale d’Arte:
mar – dom 9,30 – 13 / 16,30 – 20

Apertura Biblioteca Malatestiana:
lun – sab 9 – 18,45 / dom 10 – 12,30

Al Madre di Napoli, prosegue fino al 28 giugno 2010 la mostra Ryan Mendoza. Posseduti.
Sono presenti tredici dipinti di grandi  dimensioni in cui l’artista (nato a New York nel 1971) propone inquietanti ritratti di personaggi che sembrano segnati da foschi turbamenti interiori. La tematica dell’introspezione psicologica, associata a tecniche e soluzioni appartenenti alla pittura barocca, si fonde con la sottile deformazione espressiva, che determina l’atmosfera tragica  in cui sembra vivere questa umanità disarmonica e sofferente.
La mostra è curata da Vincenzo Trione.

MADRE- Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina
Via Settembrini 79
80139 Napoli (NA)

+39 081 5624561
+39 081 5624561
http://www.museomadre.it/

durata
dal 06/03/2010 al 28/06/2010

giorni e orari
dal lunedì al venerdì: ore 10:00 – 21:00 ; sabato e domenica: ore 10:00 – 24:00 .

chiusura: martedì

Alla galleria Maga di Gallarate (Varese) fino al 19 giugno 2010 prosegue la mostra Il mistico profano. Omaggio a Modigliani, in occasione dell’apertura del nuovo museo d’arte moderna di Gallarate, la cui collezione permanente si compone di cinquemila opere.
Con questa esposizione si inaugura quindi il nuovo museo, e la carriera artistica di Modigliani viene documentata da oltre 50 disegni, venti dipinti e 250 documenti originali. 
MAGA – MUSEO D’ARTE DI GALLARATE
Via Egidio De Magri 1 (21013)
+39 0331791266 , +39 02542757 
www.museomaga.it

Mario Sironi. Natura morta con tazza blu. 1925-26

Fino al 6 giugno al MAN  di Nuoro prosegue la mostra Capolavori del Novecento italiano. Dall’avanguardia al ritorno all’ordine. le sessanta opere esposte  provengono dal MART di Rovereto e documentano l’arte italiana dei primi trent’anni del Novecento. Sono presenti dipinti di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Mario Sironi e le sculture di Medardo Rosso e Arturo Martini.
Aprono il percorso espositivo tre straordinarie sculture in cera di Medardo Rosso, messe in stretto dialogo con alcuni preziosi dipinti divisionisti di Boccioni, Balla e Severini, che proprio al movimento scientifico del tardo Ottocento, devono le loro prime esperienze pittoriche. Nelle sale dedicate a Carlo Carrà, Gino Severini e Giacomo Balla, si possono ammirare una serie di opere, vere icone della loro produzione, a partire dalla precoce sperimentazione futurista, fino al ritorno al classico, che caratterizza, ad eccezione di Balla, il loro lavoro negli anni Venti.

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In contemporanea, nella stessa sede prosegue fino al 6 giugno la mostra dedicata a Luca Rento, Apparentemente nulla.
La mostra, curata da Elena Volpato e Saretto Cincinelli, sarà incentrata su opere video e videoinstallazioni. Frequentemente incastonate in bianche cornici minimaliste, le immagini di Luca Rento (Feltre, 1965), che si rifanno sia pur in maniera indiretta ai generi della pittura: paesaggio, autoritratto, natura morta ecc. e che spesso rifuggono gli stessi formati standard del video, possono trarre in inganno, apparire, se non come dipinti, a causa della loro luminosità interna, almeno come perfetti light box. Ma poiché non c’è passaggio fra mobilità e immobilità che non comporti una mutazione anche plastica dell’immagine, quando, dopo un periodo di prolungata attenzione, ci accorgiamo che le cime degli alberi di Apparentemente nulla, (18 luglio 2004 17.16.32)  oscillano lievemente nella brezza o che il petto del giovinetto dormiente ritratto in Giacomo, (22 agosto 2004 05.54.51) è mosso da un impercettibile respiro, siamo colti da un moto di stupore, e ci ritroviamo après coup e intempestivamente esitanti sulla natura dell’oggetto della nostra contemplazione, un’esitazione che mette in crisi il meccanismo di visione già in atto: ciò che pensavamo essere un’immagine fissa va completamente ripensato come stasi di un’immagine animata: le caratteristiche proprie ai due diversi regimi di rappresentazione si trovano così entrambe messe in questione, cioè rimesse in causa, assieme all’orizzonte delle nostre aspettative. Più che fermare il tempo, congelarlo in un istante significativo, le opere di Luca Rento rallentano o sospendono, nei limiti del possibile, il movimento interno all’inquadratura prescelta: ciò non significa però fermare il tempo ma, all’opposto, in un certo senso, esporlo.
Nella (quasi) immobilità o nella reiterazione infinita del loop, il tempo non si ferma ma evidenzia il suo trascorrere. Ci pare di poter ipotizzare, che l’immagine tendenzialmente immobile, veicolata tramite video da Luca Rento, sia nella sua intenzione più profonda, la ferma rivendicazione di un’esperienza del possibile. Nelle sue immagini in sur place non si tratta infatti tanto di opporre l’immobilità al movimento quanto di spostare il baricentro dell’opera dal registro assertivo a quello incoativo, da quello dell’immagine che predica qualcosa di qualcosa a quello dell’annuncio, che non predica alcunché di nulla. Mantenendosi in sospensione, in una sorta di intervallo temporale, l’immagine video di Luca Rento sembra ostinamente ricondurre il dato alla sua potenzialità: ciò che si mostra nella soglia tra movimento e immobilità non è dunque l’attrazione verso la stasi (di origine fotografica) ma il fantasma luminoso del possibile.

Pren: Museo MAN tel. e fax +390784252110, oppure man.nuoro@gmail.com

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 20.30. lunedì chiuso.
Catalogo Silvana Editoriale.


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